Titus Kaphar, Holy Absence – assenze attive

 

La finzione della rappresentazione

Titus Kaphar (nato nel 1976 a Kalamazoo, Michigan) crea delle opere che interagiscono con la storia dell’arte appropriandosi dei loro stili e mezzi. All’interno della serie di dipinti classici ripresi dall’artista troviamo due opere in cui viene effettuata dall’artista un’originale reinterpretazione del tema religioso, secondo cui non è più la presenza divina ma l’assenza divina a fare da protagonista.

Nella prima dal titolo Holy Absencel’artista elimina l’immagine del Cristo dalla scena della deposizione, lasciando al suo posto una sagoma vuota.

Titus Kaphar, Holy Absence
Titus Kaphar, Holy Absence

Spiega l’artista: “Sono arrivato a rendermi conto che ogni riproduzione, ogni rappresentazione è finzione – la questione è semplicemente fino a che punto.”

Nella seconda opera, Holy Absence II, Kaphar non si limita all’eliminazione dell’immagine del Cristo crocifisso, ma colma il vuoto lasciato inserendo la figura di un uomo nero che sembra sbirciare il visitatore attraverso la lacuna creata nella pittura. In questo modo l’artista crea un dialogo diretto con lo spettatore, coinvolgendolo e allo stesso tempo disorientandolo.

Titus Kaphar, Holy Absence II
Titus Kaphar, Holy Absence II

“Sono sempre stato affascinato dalla storia: la storia dell’arte, la storia americana, la storia del mondo, la storia individuale – come la storia è scritta, registrata, distorta, sfruttata, ripensata e capita. Nel mio lavoro esploro la materialità della storia ricostruttiva. Dipingo e scolpisco, spesso prendendo in prestito dal canone storico e quindi alterando l’opera in qualche modo. Taglio, deformo […] cancello […] e giro le pitture e sculture che creo, riconfigurandole in opere che accennano a narrazioni nascoste, cominciando a rivelare verità non dette sulla natura della storia. Aree aperte diventano assenze attive, pareti entrano nei ritratti […] e strutture che sono di solito invisibili sotto, dietro o dentro la tela sono messe a nudo, rivelando gli interni del lavoro. In tal modo, il mio obiettivo è quello di eseguire quello che critico, per rivelare qualcosa di ciò che si è perso e di indagare il potere di una storia riscritta.

Riferimenti:

Kapharstudio

JackShainmanGallery

Magazineart

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