Le rane crocifisse di Martin Kippenberger

Fred the Frog Rings the Bell

Martin Kippenberger, Fred Frog rings the bell, 1990
Martin Kippenberger, Fred Frog rings the bell, 1990

Noto al grande pubblico per il suo carattere provocatorio, satirico e allo stesso tempo giocoso, Kippenberger (1953-1997) è stato “riconosciuto come uno dei più talentuosi artisti tedeschi della sua generazione” come scrive secondo Roberta Smith de nel New York Times. La sua reputazione artistica e la sua influenza sono però aumentate dopo la sua scomparsa, al termine di una vita fatta di eccessi e sregolatezze.

martin-kippenberger-zuerst-die-fusse-1990-c-estate-of-martin-kippenberger-slash-galerie-gisela
Martin Kippenberger, Fred Frog rings the bell, 1990

L’artista nel 2008 ha fatto infuriare la Chiesa per la «rana crocifissa», esposta al Museion di Bolzano e costata persino il posto di lavoro all’allora direttrice Corinne Diserens. Pittore, attore, scrittore, musicista, ballerino, “esibizionista”, come lui stesso si è definito, Kippenberger amava mostrare i suoi lavori, ma si curava poco dei giudizi della critica e scarsa attenzione, d’altra parte, ricevette dall’establishment culturale tedesco, almeno sino alla morte. Irriverente e fuori dagli schemi, fu spesso più apprezzato all’estero che in patria, nonostante il Landes Museum di Darmstadt gli avesse dedicato, nel 1986, la prima mostra.

A 16 anni dalla morte, la rassegna «Martin Kippenberger: sehr gut | very good», all’Hamburger Bahnhof, il Museo di Arte Contemporanea di Berlino, ne ricostruisce per la prima volta la figura pubblica e privata, oltre alla vasta produzione artistica.

Martin Kippenberger, Fred Frog rings the bell, 1990
Martin Kippenberger, Fred Frog rings the bell, 1990

Al breve periodo trascorso a Berlino, alla fine degli anni Settanta, si deve la maggior parte dei temi elaborati durante la carriera. Co-proprietario del Club punk “So 36”, fonda il “Kippenberger Büro”, un centro polivalente aperto alle varie forme della cultura underground. Pubblica libri, riviste, suona in gruppi musicali. Con la serie «Lieber Maler, male mir» distrugge il cliché dell’artista-genio, facendo dipingere al suo posto un pittore commerciale e dichiarandolo pubblicamente.

Nell’opera qui trattata l’artista rappresenta una rana crocifissa, con un boccale di birra in una mano ed un uovo nell’altra. L’autore l’ha definito un autoritratto nato da un periodo buio ma nel tempo il messaggio dell’opera si è evoluto diventando simbolo del mitteleuropeo tipicamente ubriacone e blasfemo in privato ma integerrimo cattolico in pubblico. Insomma l’artista non intendeva creare un’opera blasfema, al contrario si scagliava contro l’ipocrisia di chi bada più all’apparenza che all’essenza delle cose. Si tratta quindi di un’opera in difesa della religione nel senso più puro, non contro di essa.

Martin Kippenberger, Fred Frog rings the bell, 1990
Martin Kippenberger, Fred Frog rings the bell, 1990

I vertici del museo hanno cercato di correre ai ripari prima contornando l’opera con una serie di schede esplicative nel tentativo di spiegarne il simbolismo recondito, ma quando hanno capito che le schede andavano prima lette e poi comprese si sono arresi all’evidenza dei fatti ed hanno coperto l’opera con dei giornali, simbolico pietoso velo sulla libertà d’espressione e sulla possibilità di avere una mente critica, dando indirettamente decenni dopo, inequivocabilmente ragione al pensiero di un artista forse tormentato ma sicuramente lucido.

Martin Kippenberger, Fred Frog rings the bell, 1990
Martin Kippenberger, Fred Frog rings the bell, 1990

“Fred Frog rings the bell” sta per “Facciamoci un altro giro di birra finché siamo ancora in grado di reggerci in piedi”». Insomma la rana in croce rappresenta l’uomo ridotto ad animale, che beve fino all’abbrutimento, che non riesce a liberarsi dalla croce dell’alcol vissuto come piaga. Kippenberger condanna una società che da una parte si dice cristiana e che dall’altra, proprio sotto o davanti al Cristo che dice di venerare, riesce ad esprimere solo il peggio di sé.
La rana è l’uomo abbrutito dalla birra e dall’alcol, costantemente “inchiodato” (o col chiodo fisso) del sesso. L’uovo rappresenta la perfezione tradita. Quello che avrebbe potuto essere e invece non è. La sofferenza. La vita sprecata.

Riferimenti:

Altoadige.geolocal

Mentecritica

Ilsole24ore

Wikipedia

Comments

comments