Francesca Woodman e le Disordinate geometrie interiori

La crocifissione alla porta

Francesca Woodman (1958–1981) è una visionaria fotografa statunitense che indaga l’incerta dimensione dell’esistenza in relazione con l’ambiente naturale o architettonico circostante. Lo spazio domestico subisce però nelle fotografie dell’artista, una radicale decostruzione. Nella foto di cui si occupa l’articolo, la donna non è seduta sulla sedia, come in tante pitture d’interni, ma è sospesa alla cornice di una porta, quasi a voler rappresentare una scena di crocifissione. Il suo volto è nascosto, negandosi all’obiettivo, come nella maggior parte delle foto della Woodman.

Nelle sue composizioni, i luoghi della casa, spazio femminile per eccellenza, vengono disintegrati. I mobili sono sottratti alle loro quotidiane funzioni e asserviti all’espressione di una condizione esistenziale. In questa foto, ad esempio, la porta e la sedia, come l’intero spazio della camera, sono spogliati della funzione tradizionale che rivestivano nelle rappresentazioni di interni domestici e sono “vissuti” come simboli e luoghi di disagio interiore.

Francesca Woodman, Untitled, 1977-1978 © Betty and George Woodman
Francesca Woodman, Untitled, 1977-1978 © Betty and George Woodman

La porta costituisce l’impalcatura di una simbolica crocifissione o di una sospensione che cerca di sottrarre la materia alla forza di gravità, così come in altre foto l’artista cercava di sottrarla ad altre leggi della fisica, perseguendo l’evanescenza o la metamorfosi del corpo.
La sedia in primo piano potrebbe alludere alle tante scene di pitture del passato ambientate all’interno di una casa, che mostrano una donna seduta, intenta a cucire o a svolgere una qualsiasi occupazione domestica. Nella foto è rimasta vuota, c’è solo un panno appoggiato, forse un’attività di cucito rabbiosamente abbandonata.

L’immagine ha la leggerezza di un angelo, sospeso tra cielo e terra, e la brutalità dissacratoria di un corpo di donna crocifisso, un corpo però la cui identità resta negata.

L’opera è parte della serie di fotografie raccolte nella sua prima e unica pubblicazione, Disordinate geometrie interiori, pubblicata prima di lanciarsi da un palazzo di New York a soli 22 anni.

“Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate”. (Francesca Woodman).

Riferimenti:

Milanoplatinum

Clickblog

Arte.it

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