Adrian Paci-la serie Home to go

L’identità legata alle perdite dovute all’emigrazione

L’esperienza dell’emigrazione, il nomadismo, l’identità, il privato e la dimensione collettiva sono le tematiche affrontate da Adrian Paci, come anche nella sua opera Home to go.

L’emigrazione ha profontamente influenzato la produzione dell’astista che spiega: “È stata sicuramente una mia esperienza di vita.
La mia scelta non è stata comunque di decidere quale dovesse essere il tema dei miei lavori, quanto se la mia esperienza poteva interagire con la mia arte o meno. Ho deciso di mescolare la mia esperienza con la mia arte, non tanto per descrivere la mia vita, quanto per rendere più vivo quello che faccio quando creo un quadro o una scultura.”

Adrian Paci, Home to go (detail), 2001, cm 100x100
Adrian Paci, Home to go, 2001, cm 100×100

” […] questo stato nomadico, che dalla sfera personale slitta in quella artistica e viceversa, ha trovato espressione in quest’opera d’arte. Si tratta di una serie di fotografie e una scultura in resina che ricalca il mio corpo con un tetto ribaltato sulle mie spalle. Il tetto è quello convenzionale, con le tegole rosse, quello che ogni bambino disegna pensando al tetto della propria casa. Ma io me lo sono messo sulla schiena come se fosse un paio d’ali, al contrario; così non è più il tetto-protezione, il tetto-riposo, ma diventa un segno eccellente dello sforzo, dell’andare, del tentativo che contempla la possibilità di errore.”

Adrian Paci, Home to go (detail), 2001, cm 100x100
Adrian Paci, Home to go, 2001, cm 100×100

In un’intervista è stato domandato all’artista cosa pensi a riguardo del fatto che la sua opera sembra sempre evidenziare e descrivere bene la condizione non solo personale, ma soprattutto collettiva dell’uomo contemporaneo. “Come dire che ammazziamo certezze e abbracciamo dubbi.”
Spiega l’artista: “Di fronte a questi lavori non credo che l’osservatore abbia la possibilità di prendere le distanze da un racconto che riguarda l’Altro, non ha più la possibilità di considerarsi un estraneo. Riducendo i dettagli, il discorso si amplifica e si estende ad una condizione che riguarda tutti e che ci costringe a ragionare su cosa vuol dire per ciascuno di noi appartenere ad un contesto, su come bisognerebbe far interagire la dimensione della vita privata con tutto quello che è esterno. Sul rapporto che si ha con le radici, non necessariamente sulla condizione di migrante in senso stretto, ma in senso più aperto. Con questi lavori racconto lo sforzo della quotidianità ad individuare questo luogo, per riconoscerlo, assumersene le responsabilità, trovarvi rifugio o spostarsi e ricostruirlo da un’altra parte. La storia e la geografia, date queste premesse, assumono lo status di condizioni relative, il paesaggio nel quale navighiamo nel profondo è un paesaggio dell’anima più che un territorio vero e proprio. “

Adrian Paci, Home to go (detail), 2001, cm 100x100
Adrian Paci, Home to go, 2001, cm 100×100

“un’identità messa in crisi può essere per me un’identità aperta. Una nuova identità. Il nomadismo, lo spostamento e altri temi ad esso legati, interroga l’identità aprendola a nuove complessità. Vivere in modo creativo la nostra identità (messa in discussione), può a mio parere essere una vera risorsa e darci una possibilità in più per dire e creare qualcosa di nuovo e di diverso.”

Adrian Paci, Home to go, 2001, cm 100x100
Adrian Paci, Home to go, 2001, cm 100×100

Riprendendo così l’immagine della Salita al Calvario di Cristo e sostituendo un tetto alla croce l’artista trasforma il tema rappresentando i dolori e le fatiche che comporta l’emigrazione e la perdita del proprio territorio, della propria famiglia e dei propri costumi.

Adrian Paci, Home to go (detail), 2001, cm 100x100
Adrian Paci, Home to go, 2001, cm 100×100

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