Jan Fabre – La Madonna secca e la Pietà verminosa

Tra vita, morte e resurrezione

Jan Fabre, Sogno compassionevole (Pietà V)
Jan Fabre, Sogno compassionevole (Pietà V)

L’artista fiammingo Jan Fabre ha destato molto scalpore con la sua opera Pietas realizzata in marmo di Carrara. L’artista rielabora la pietà michelangiolesca rappresentando il volto della Madonna con l’effigie di un teschio e sostituendo la figura di Cristo con la sua persona, in giacca e cravatta e in stato di morte – trasudante una vitalità bacata, fatta di insetti, farfalle e lumache -, mentre con una mano trattiene un cervello.


Jan Fabre, Sogno compassionevole (Pietà V)
Jan Fabre, Sogno compassionevole (Pietà V)

Al Sogno compassionevole (Pietà V) – questo il titolo dell’opera tacciata di blasfemia – si giunge dopo aver compiuto un percorso iniziatico che si svolge su una pedana dorata, esplicito rimando a dimensioni ultraterrene.

Al centro della mostra c’è il cervello, rappresentato in vari modi attraverso numerosi attributi che moltiplicano esponenzialmente le simbologie possibili dei quattro blocchi in marmo puro che precedono la Pietà (V), realizzata invece in marmo di Carrara. Così si va dagli Strumenti di pietà terroristica (Pietà I), “dove la croce della passione, la croce dei chiodi, è immaginata come relazione con i sensi del corpo nel ragno scolpito sul cervello” – come scrive nel suo testo Giacinto Di Pietrantonio. Nella Tomba vivente (Pietà II) la trilogia è composta da cervello, chiocciola e croce con edera”. Altre opere arricchiscono l’esposizione che ha come temi quelli della vita, della morte e della resurrezione, rappresentati nelle cinque sculture.

“La mia opera è una celebrazione di vita e morte, insieme. È un campo di battaglia, dove spiritualità e bellezza si incontrano e si scontrano.”

Jan Fabre, a destra Strumenti di pietà terroristica (Pietà I) e a sinistra Tomba vivente (Pietà II), 2011
Jan Fabre, a destra Strumenti di pietà terroristica (Pietà I) e a sinistra Tomba vivente (Pietà II), 2011

“Nella successione delle singole opere, si passa da un cervello che rappresenta intrinsecamente una visione pagana della religione, a un altro dove si avverte una visione più cristiano-cattolica. Procedendo nel percorso, si incrocia un cervello col bonsai, legato allo scintoismo giapponese, e infine uno con delle tartarughe la cui presenza è un riferimento alla religiosità cinese, indiana e degli antichi greci.” commenta Fabre.

E’ stato domandato all’artista il motivo della scelta della pietà michelangiolesca, il quale afferma:

“Da un punto di vista iconografico, è la più rappresentativa e la più diffusa nel mondo. Ma è anche una fusione della tradizione fiamminga e di quella italiana, per il tipo di soggetti rappresentati. È un omaggio a Michelangelo e a Cristo stesso, e rappresenta anche lo stadio della vita post-mortem.”

Jan Fabre, Sogno compassionevole (Pietà V)
Jan Fabre, Sogno compassionevole (Pietà V)

Sul motivo della scelta di questo tema spiega:

“Perché per me la pietà è come un cervello e i cervelli sono anche pietà.”

“Penso che il cervello sia la parte più importante del corpo, la più sexy. Se non c’è immaginazione non c’è erezione.”

Jan Fabre, Strumenti di pietà terroristica (Pietà I)
Jan Fabre, Strumenti di pietà terroristica (Pietà I)

Jan Fabre, Tomba vivente (Pietà II)

Jan Fabre, Tomba vivente (Pietà II)

da Anna Saba Didonato Artribune

Riferimenti:

Artribune

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